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Sottomessa al Piacere - I Marchi Indelebili#5
giorgal73
29.12.2025 |
15.089 |
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"Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così..."
*** DANIELA ***Mi avvicino lenta, mi inginocchio accanto a lei. Con le mani raccolgo la sborra abbondante dal suo viso, dal collo, dai seni. È calda, viscosa, perfetta come olio.
«Resta ferma, cagna,» sussurro.
Comincio a massaggiarla con movimenti rituali: prima il viso, dove spalmo la sborra densa e calda sulle guance arrossate, sulle labbra gonfie e tremanti, sul mento graffiato dalla barba ruvida degli uomini. La sostanza biancastra penetra nei pori, lasciando una patina lucida come madreperla. Scendo poi sul collo teso, sulle spalle contratte, sul petto ansimante: disegno cerchi lenti intorno ai capezzoli turgidi, facendo scivolare le dita tra gli anelli d’acciaio che brillano sotto la crosta lattiginosa. La mistura appiccicosa si fa più fluida col calore della sua pelle, emanando un odore acre e salato.
Le mie mani scivolano sul ventre che sussulta, giocano con la catenella d’argento che tintinna tra le sue gambe, s’insinuano tra le cosce umide di sudore e fluidi, fino a raggiungere il culo dilatato e pulsante. La massaggio tutta con devozione, come se applicassi un unguento sacro, trasformando la sborra viscosa di dieci uomini sconosciuti in un elisir prezioso che nutre e marchia la pelle della mia schiava.
Michela geme piano a ogni tocco, il corpo che trema di un piacere esausto. «Padrona… sì… usami così…»
Affondo le dita tra le sue chiappe incrostate, raccolgo la sborra direttamente dall’imboccatura del buco e la spalmo con cura sopra la freccia appena tatuata, fin giù nell’incavo. Poi mi sfilo un guanto di lattice e, con la mano nuda, la massaggio più a fondo, premo sul cuoio scottato della schiena, faccio colare i residui lattiginosi dentro la piega delle natiche, li stendo in un film vischioso che si scioglie col calore della sua pelle. Michela trattiene il fiato, non si muove di un millimetro, si lascia fare come una statua di carne e lacrime.
«Brava,» mormoro, leccando pianissimo la sborra dalla punta delle dita. «Così si guarisce meglio. Così il tatuaggio diventa parte di te.» Le passo il dito sporco sulle labbra, glielo infilo subito in bocca; lei lo succhia senza esitazione, occhi a fessura per la gioia e la vergogna.
La lascio in ginocchio, faccia e petto completamente laccati, la schiena che pulsa ancora fresca di tatuaggio. Le faccio segno di non pulirsi, di restare in posa per finire la seduta come una scultura umana di umiliazione e orgoglio.
Gli uomini restano intorno qualche minuto a godersi la vista – molti fumano una sigaretta, ridono a voce bassa, qualcuno si aggiusta il cazzo ancora turgido nei pantaloni – poi escono uno a uno, lasciando impronte appiccicose sul linoleum. Un paio, prima di andarsene, si chinano su Michela per sussurrarle oscenità all’orecchio, si rubano una lentezza nel passarle la mano tra i capelli impiastricciati, quasi la accarezzassero davvero.
Quando siamo di nuovo soli, mi chino su di lei, le pulisco un occhio con la lingua, piano, quasi tenera.
«Hai resistito in modo sublime. Adesso sei davvero la mia opera d’arte.»
Lei prova a respirare, la bocca si riapre a fatica ma la lingua esce subito, lucida. Mi guarda dal basso. «Non voglio lavarmi mai più,» sussurra con voce roca, «voglio tenermi addosso tutto.»
La stringo nella coperta che Giorgio le porge; persino il tessuto sintetico artiglia la pelle e fa male. Mi piace così: ogni movimento è un ricordo, una memoria viva dell’appartenenza.
«Settimana prossima la seconda seduta,» scandisco.
Lei annuisce, la schiena che arde, il collo annodato. Mi bacia le dita, una dopo l’altra, poi le mette a coppa tra i seni.
Ho sempre pensato che il vero possesso fosse una fantasia. Una parola grossa. Ora lo vedo qui, sotto le mie mani.
*** GIORGIO ***
Quando Daniela finisce, prendo il disinfettante spray e la garza sterile.
«Ora la parte noiosa,» dico, con voce più calma. Spruzzo abbondante sul tatuaggio fresco: Michela sussulta per il bruciore improvviso, ma resta ferma. Passo la garza delicata, pulisco il sangue, la sborra e l’inchiostro in eccesso, poi applico uno strato sottile di pomata cicatrizzante.
Infine stendo la pellicola trasparente, la fisso con nastro medico lungo i bordi.
«Fatto,» annuncio. «Per i prossimi giorni niente vestiti stretti sulla schiena, lavaggi delicati, pomata tre volte al giorno.»
Mi tiro indietro, osservo il risultato: Michela in ginocchio, coperta di sborra, la schiena avvolta nella pellicola ma con il marchio già visibile ai lati.
«Sei un’opera d’arte, troia. Alla settimana prossima.»
Daniela le accarezza i capelli appiccicosi.
*** MICHELA ***
Un’altra settimana di umiliazione. La schiena è ancora sensibile sotto la pelle nuova, ma il nero è perfetto: PROPRIETÀ DI DANIELA con la freccia che mi scende fino al buco. Ogni volta che mi piego, sento il tessuto sfregare e un brivido di orgoglio possessivo mi percorre.
Oggi è il giorno del secondo tatuaggio: SLAVE, enorme sul ventre, dal monte di Venere fino all’ombelico.
Daniela mi ha fatto indossare solo una gonna cortissima e una camicia aperta, niente sotto. In macchina mi ha sussurrato: «Oggi il pagamento sarà speciale. Ho portato Luciana. Tu la pulirai dopo ogni carico. E mentre Giorgio e Marco ti useranno, tu leccherai la sua figa da tutta la sborra.»
Quando entriamo nello studio, Luciana è già lì, in ginocchio, nuda, le mani legate dietro la schiena. Gli occhi di ghiaccio sono bassi, ma vedo il suo corpo tremare. Daniela la consegna a Giorgio con un sorriso crudele: «Quattro clienti oggi. Usatela come volete. Michela pulirà.»
Giorgio fischia ammirato. «Cominciamo.»
Mi sdraio sul lettino a pancia in su, le gambe nelle staffe spalancate, il ventre teso come una tela. Giorgio prepara l’ago, traccia le linee guida di SLAVE: lettere enormi, block nero pieno, che occupano tutto lo spazio dal pube all’ombelico.
Luciana viene posizionata accanto a me, a quattro zampe sul lettino ausiliario, culo e figa offerti.
*** GIORGIO ***
«Primo cliente,» annuncio. Un uomo robusto, sulla cinquantina, operaio con mani grosse. Gli indico Luciana: «Inizia dalla figa. Scopala forte, voglio vederla colare.»
L’uomo non perde tempo. Afferra i fianchi di Luciana, il suo cazzo medio ma spesso entra in un colpo solo. Luciana geme forte, un suono di sorpresa e dolore. Lui pompa con ritmo da martello, le tette che ballano, il sudore che cola. «Cazzo, che figa stretta,» ringhia. Dopo pochi minuti viene dentro con un grugnito, riempiendola di sborra calda.
Si ritira. La figa di Luciana è rossa, gonfia, la sborra già cola lenta.
«Michela, pulisci,» ordino.
*** MICHELA ***
Mi sporgo quanto posso, la lingua che entra subito nella figa di Luciana. Il sapore è salato, amaro, misto ai suoi umori acidi. Lecco avidamente, succhio la sborra calda che cola, la lingua che scava dentro per prendere tutto. Luciana geme, si contrae, mi spinge il bacino contro la faccia.
Mi sento umiliata fino al midollo: leccare la figa di un’altra donna piena di sborra di uno sconosciuto, mentre il mio ventre è esposto per essere marchiato SLAVE. Ma godo. Godo in modo perverso, profondo: sto ripulendo per Daniela, sto umiliando Luciana come lei umiliò me mesi fa, sto pagando con la lingua il mio tatuaggio.
Giorgio inizia l’ago: la “S” alta sul monte di Venere. Il bruciore è immediato, lancinante. Urlo contro la figa di Luciana, la vibrazione della mia lingua la fa gemere più forte.
*** GIORGIO ***
«Secondo cliente,» annuncio, indicando il ragazzo giovane e magro che aspetta il suo turno, il cazzo già duro che gli tende i pantaloni. Ha vent’anni al massimo, corpo asciutto da runner, occhi nervosi ma eccitati. «Buco del culo stavolta. E senza preparazione: voglio sentirla urlare davvero.»
Il ragazzo annuisce, si posiziona dietro Luciana, ancora a quattro zampe, il culo già arrossato dal primo che le ha sfondato la figa. Afferra le natiche pallide con mani tremanti di impazienza, le spalanca senza delicatezza. La pelle tesa intorno all’ano è ancora chiusa, rosea, quasi vergine per oggi.
Sputa un filo di saliva sulla cappella lunga e sottile del suo cazzo – venoso, dritto, con una punta affilata che sembra fatta per scavare – e preme contro il buco.
Luciana si contrae istintivamente, un gemito di paura le sfugge dalle labbra. «No… piano…» balbetta, ma Daniela le lancia un’occhiata gelida che la zittisce all’istante.
Il ragazzo spinge. La pelle tesa cede con un piccolo strappo udibile, un suono umido e secco insieme, come carta che si lacera. L’ano si apre di forza, ingoia la cappella, poi metà asta. Luciana urla, un suono acuto, primordiale, che rimbalza sulle pareti dello studio come un vetro che si frantuma. La schiena si inarca come un arco teso, i muscoli della colonna che si definiscono sotto la pelle bianca, le mani legate che si contorcono inutilmente.
«Cazzo… è strettissima,» ansima il ragazzo, la voce rotta dall’eccitazione. Inizia a spingere con ferocia metodica: prima piano per far entrare tutto il lungo cazzo – venti centimetri buoni, sottili ma inflessibili – poi sempre più forte, ogni spinta più profonda della precedente, fino a sbattere le palle contro la figa ancora colante del primo carico.
Le dita si intrecciano nei capelli di Luciana, li tira all’indietro con violenza, costringendola a inarcare il collo, la testa rovesciata, gli occhi azzurri pieni di lacrime che colano sulle guance arrossate.
«Prendilo tutto, troia,» sibila tra i denti serrati, il sudore che gli cola lungo il collo magro, gocciolando sulla schiena di lei.
Il ritmo diventa brutale: esce quasi del tutto, lasciando solo la punta dentro, poi affonda in un colpo secco fino in fondo. Ogni volta Luciana urla più forte, il corpo che trema, le tette che oscillano pesantemente, i capezzoli duri per l’umiliazione e il dolore misto a piacere forzato.
«Senti come ti apro, puttana,» ringhia lui, accelerando. «Il tuo culo è mio ora.» Le schiaffeggia una natica, lascia un segno rosso, poi tira i capelli più forte fino a farle lacrimare gli occhi di nuovo.
Luciana singhiozza, ma la figa cola visibilmente: sta godendo nonostante tutto, o proprio per tutto. Il ragazzo ansima sempre più forte, il cazzo che pulsa dentro di lei, le vene che sfregano le pareti interne.
Dopo minuti interminabili di pompate selvagge, grugnisce forte, spinge fino in fondo e viene: getti caldi, liquidi, abbondanti che le riempiono il retto. Resta dentro un attimo, tremando, poi esce con un pop umido. La sborra cola subito fuori dal buco rosso e spalancato, un rivolo bianco che scivola verso la figa.
«Pulizia, Michela,» ordino, la voce soddisfatta.
PARTE 5 di 10
*** NOTE ***
Nuovo capitolo ispirato a Michela: la schiava perfetta, viene dilatata, marchiata, umiliata e riempita fino al delirio da Daniela, dea crudele e adorata. Delle semplici sessioni per tatuare la devozione di Michela a Daniela, diventano dei momenti perversi che spero possano eccitarvi fino a farvi svenire.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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